Un anno fa un devastante alluvione colpiva il Veneto. Le cifre della catastrofe furono impressionanti: tre morti, quasi quattromila sfollati e danni stimati intorno al miliardo di euro. L’alluvione del Veneto è stata la prima di una triste serie di sciagure che si sono abbattute sull’Italia portando morte distruzione.
I numeri dell’alluvione in Veneto
C’è qualcosa che non va nel terreno italiano, troppo fragile e molle. Troppo malato e troppo poco curato al punto tale da sgretolarsi sotto i nostri piedi non appena la pioggia di infittisce e decide di bagnare un po’ di più la terra. Nel novembre del 2010, in Veneto, l’esondazione dei fiumi Bacchiglione, del Livenza e del Fratta-Gorzone provocò un vero e proprio tzunami di acqua e fango che nel giro di qualche ora trasformò la provincia di Padova e oltre 120 comuni in un’immensa pozzanghera melmosa di colore marrone. Il colore del fango e della morte. Sin dalle prime ore dall’accaduto, il governatore della regione Veneto, Zaia, lanciò l’allarme che per molti suonò come un grido, un grido di disperazione e una grande richiesta d’aiuto. Alcuni comuni del padovano, dove si coltivano alcuni dei vini più pregiati e famosi al mondo, erano stati cancellati in poche ore.
L’aiuto dell’Europa a favore del Veneto
I danni all’agricoltura, all’allevamento delle bestie sin dall’inizio furono giudicati gravissimi e i primi conti stimati dalla regione per risollevare il territorio dalla catastrofe si aggiravano intorno al miliardo di euro. I danni furono talmente ingenti da non lasciare insensibile la comunità europea che, a un anno dall’accaduto, ha inviato il proprio contributo di solidarietà al Veneto consistente in quasi sette milioni di euro. Una cifra importante della quale oggi, in Veneto, tutti ringraziano l’Europa. I soldi inviati dall’Europa sono moltissimi ma non sono comunque sufficienti a riparare tutti i danni. Ecco perché c’è anche molta preoccupazione legata al rischio che, ancora una volta, questi soldi non siano spesi per interventi strutturati, mirati al potenziamento delle strutture geologiche e alla creazione di nuovi e più moderni impianti di contenimento dei fiumi ma piuttosto siano investiti in opere inutili e superflue come già successo nel lontano 2002.
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